La Metastasi Cartacea della "Scuola Digitale"

Vi è un modo di essere e di fare che è cartaceo e che resiste nell'era digitale. Quindi abbiamo un modo di pensare che è rimasto cartaceo con tutte le sue ramificazioni che vanno dal modo di insegnare a quello di progettare, gestire, "programmare"... per non parlare del burocraticume.


di
Massimo Greco

2019

Sono ormai passati oltre tre anni dalla diffusione del PNSD e chissà quanti altri ancora da quando si è iniziato a parlare di "dematerializzazione", non solo nella scuola ma un po' ovunque.
Sugli aspetti particolari del PNSD e di quella farlocca, quanto pretenziosa, storia della "buona scuola" con tutti i suoi annunci, "animatori digitali" ecc. non intendo ripetermi e chi vuole verificare cosa si è verificato (e confermato) può andarsi a leggere qualcosa di non addomesticato qui oppure qui.

Come per molte altre cose il mondo della scuola è stato spesso investito da operazioni di 'sensibilizzazione' ecologica ed ambientale, dal ciclo dei rifiuti alle problematiche connesse alla deforestazione e quindi tutto quello che può essere definito come 'utilizzo responsabile' della carta.

Quando si parla di "mondo della scuola" si resta spesso in un ambito "generico", indefinito e superficiale, che la visione misera, e tendenzialmente ristretta, del pensiero dominante attuale porta a sottovalutare la reale importanza della sua dimensione. Ciò è determinato dalla generalizzata povertà analitica che porta spesso, quanto irrimediabilmente, a considerare il particolare della propria realtà come disgiunto da un insieme che per quanto già 'settoriale' è enormemente vasto.

Il mondo della Scuola, preminentemente 'pubblico' in Italia, va considerato come un tutt'uno che va dalla scuola d'infanzia (che continuiamo a chiamare 'asilo') fino ai corsi post laurea dell'università. Un universo talmente immenso che richiede un Ministero di Stato appositamente dedicato con tutte le sue strutture amministrative diramate sul territorio.
Un apparato gigantesco con un esercito di personale dirigenziale, amministrativo ed 'educativo' a cui va aggiunto l'universo di 'utenza' che non rappresenta certo qualcosa di saltuario ma costituisce qualcosa di immanente e di FISSO nella quotidianità a dispetto di qualsiasi pretesa fuorviante di settorializzazione".

Ora, fatta questa doverosa premessa volta a focalizzare la dimensione di un'oggettività reale da contrapporre all'insipienza della banalità delle idee..., non ci resta che riconoscere, o ricordare, che tutto ciò di cui stiamo parlando rappresenta una fetta importantissima di Mercato. Talmente importante da essere determinante e trasversale a qualsiasi "indotto" dei settori "produttivi", talmente importante e trasversale nei soli numeri da incidere su qualsiasi indotto merceologico. Se chiude infatti un intero settore come ad esempio quello dell'acciaio o del carbone, a livello nazionale, si possono accusare dei contraccolpi sui mercati, ed è già successo e succede, ma il tutto viene assorbito, perfino a livello occupazionale e dalle varianze del mercato. La scuola NON può chiudere, non è immaginabile, la scomparsa dei suoi soli salariati, con i suoi consumi, proprio per la sola vastità del numero implicherebbe il collasso dell'intera economia e questo già senza considerare l'incidenza di "indotto" della sua variegata utenza. Si possono fare "tagli di bilancio", 'aggiustamenti', 'correzioni', interventi temporanei o di 'indirizzo', ma il gigante resta e continua a tirarsi dietro qualsiasi turbolenza sui mercati anche se si fa finta di non riconoscerlo.
Tutta questa mastodontica realtà ha evidentemente un'incidenza anche a livello ambientale, anzi, più di una. Una gran moltitudine di incidenze. Fra queste volevo affrontarne una, importante, più facilmente associabile al 'mondo' stesso della scuola ma che nella sua enorme portata ci rivela tutte le sue infinite implicazioni e criticità.

Per svariati secoli il processo di conoscenza ha trovato la sua massima sintesi ed accessibilità basandosi essenzialmente sulla carta. Questo processo ha avuto una crescita a senso unico, su scala planetaria, tanto da incidere enormemente a livello ambientale. L'idea più che "vintage" di un processo produttivo 'artigianale' è stata a lungo propinata nelle scuole allontanando le menti dalla portata devastante e negativa della realtà produttiva stessa. Ancora oggi zelanti professorotti o maestrine ligie alla curricolarità curricolare persistono nel propinare questa favolaccia. In realtà, da ormai ben oltre un secolo, il processo di trasformazione della materia prima in carta va considerato su scala meramente industriale. Con tutte le implicazioni che determinano una 'scala industriale': è come se interi pezzi di foresta, di volta in volta, entrassero in una catena produttiva che li trasforma in carta. Nella Merce carta. Con tanto di ruspe e catene di montaggio.
Certo, è uno scenario poco digeribile per chiunque, per la sua dimensione violenta, per come avviene, figuriamoci per bambini e studentelli. Non diverso da quello della produzione di legname, che può essere rappresentato allo stesso modo e con l'aggravante di non aver sviluppato un processo di riciclo come solo di recente è avvenuto per il cartaceo. L'unica forma di riciclo destinata al legname desueto è quella degli inceneritori e delle discariche che ci regalano tanta formaldeide che arricchirà i "fiori all'occhiello" del 'bio' e della cancerosità magari a km Zero... ma anche qui si preferisce autoassolversi con la frottola degli "artigiani della qualità" che si annida dietro ogni forma di immagine della 'cultura' della produttività.

Si dirà che esiste il riciclaggio, che in Italia l'industria del riciclaggio della carta procede a vele spiegate... che serve solo "più cultura contro lo spreco"... che "il problema è un altro"... ovvero che la deforestazione è da attribuire all'agricoltura o agli allevamenti... (chissà cosa diranno confagricoltura... o le multinazionali dei rispettivi settori...) taluni negano addirittura che la produzione stessa della carta incida sulla deforestazione... altri pseudo studi diffusi da enti collusi con le organizzazioni ufficiali di chi fa impresa con la carta negano addirittura l'esistenza stessa della deforestazione.
Si tratta evidentemente di campagne volte a gettare fumo negli occhi, fanno parte di una lotta per la difesa dell'esistente (e dell'acquisito) che non hanno nulla di diverso (e di meno criminale) da quelle che abbiamo visto all'opera per negare il cambiamento climatico.

È vero che l'Italia è giunta a riciclare fino all'85% dei rifiuti di carta che produce e che ogni anno si riciclano 5 milioni di tonnellate di carta mentre se ne producono 9,1 milioni di tonnellate. Ovvero, stando agli stessi dati diffusi da Assocarta, il 60% della carta prodotta in Italia è riciclata, che Il settore cartario nel 2017 è cresciuto del 2% per volumi, del 5% per fatturato, arrivando a 7,4 miliardi di euro, con 19.500 addetti e 150 stabilimenti diventando il 4° paese in Europa nel settore, dopo Germania, Svezia e Finlandia.

Bei numeri non c'è che dire. Il tutto sembrerebbe dar ragione a chi parla solo di 'spreco' e nelle scuole si può tranquillamente continuare a propinare la favoletta di cui sopra e a moralisteggiare sugli 'sprechi' esaltando una poco chiara virtuosità del riciclaggio?


Le cose non stanno proprio così come ci vengono accuratamente rifilate.
Accanto ai dati poc'anzi citati va rilevato che l'Italia fino al 2017 esportava 1,8 milioni di tonnellate all'anno di carta da macero, specialmente verso la Cina. Ma dal 1° gennaio del 2018 Pechino ha chiuso le frontiere ai rifiuti stranieri. Rifiuti. Perché oltre a certa carta ultra tossica per via dei processi chimici di trattamento si esportava anche immondizia nociva di qualsiasi genere, ovvero, tutto ciò che non si riusciva a sotterrare nelle "terre dei fuochi" o a spedire in Africa sotto forma di aiuti "umanitari".... E, come affermato e sostenuto prima, stiamo parlando di processi industriali.

Le procedure di riciclaggio, per quanto necessarie ed essenziali, implicano un processo produttivo di trattamento che non si basa certo su saponette per la pulitura e lo sbiancamento... abbiamo a che fare con trattamenti chimici a forte impatto ambientale e che richiedono procedure di sicurezza volte a prevenire intossicamenti e mutilazioni sul lavoro e contaminazione ambientale.

Non solo. Science Magazine, Global Forest Watch come anche infiniti enti di ricerca universitari di tutto il mondo e scienziati vari smentiscono le cifre rassicuranti di organismi legati (comunque controllati) dalle aziende produttrici di carta e non solo:

In 17 anni nulla è cambiato. "Inalterato il tasso di deforestazione".
È l'Unico dato oggettivo in termini di dati e di numeri, tra l'altro datato secondo semestre del 2018. Tutto il resto è calmierismo votato al NON cambiamento. Leggetevi il rapporto.

E mentre certo farabuttume funzionale cerca di imbrogliare le 'carte'... sostenendo che “Non è vero che la carta è nemica delle foreste” sciorinando che "l’industria cartaria europea supporta la gestione sostenibile delle foreste e la certificazione forestale" o  patinando negazionismi del tipo: "L’ 85% degli italiani crede che le foreste in Europa stiano scomparendo (fonte indagine Lorien Consulting per Two Sides), ma è vero invece il contrario: in Europa sono più gli alberi piantati di quelli tagliati e in dieci anni le foreste europee sono cresciute di una superficie pari a quella dell’intera Svizzera (41.285 Km2 – elaborazione TwoSides su dati FAO 2015)" spuntano dati che scrivono a lettere di fuoco che

Numerose società produttrici di carta e derivati sono collegate ad aziende che stanno distruggendo una delle ultime e più grandi foreste vergini d’Europa, nella Taiga russa.

L’industria della carta sta distruggendo le ultime foreste
(e qui l'investigazione "ambientalista" trova eco anche sui mezzi stessi dell'industria dell'editoria cartaceista... se proprio si vuol parlare di "Fonti").

Peccato che nell'immediatezza del titolo, già di per sé più che dirompente, non venga fuori con tutta la sua evidenza cosa si intenda per "derivati"...

Non si tratta solo di "packaging" industriale ma di Editoria e di tutte le implicazioni cartacee che investono quel mondo della scuola già definito nella parte introduttiva.

Un'Editoria che ci rifila ogni anno, con piccole modeste variazioni spacciate per aggiornamenti, un prodottume mistificato come indispensabile all'apprendimento e che va dalla dotazione libraria gratuita (poiché a carico del contribuente) all'imposizione prezzolata ed interessata nei successivi ordini di scuola. Già solo qui abbiamo a che fare con numeri ENORMI. Se aggiungiamo poi tutto il resto che va dalla megalodontica produzione di inutili "diari", il cartaceismo di quaderni prodotti in tutte le salse destinati sempre e comunque al macero, l'oceano di fotocopie fino al cartaceismo estremista del burocraticume amministrativo si soffoca e si annega al solo pensiero.


 

La "preservazione" di tutto questo, naturalmente, si è andata nettamente a scontrare proprio con quel concetto di "dematerializzazione" promosso dallo Stato, in varie forme, nei tempi più recenti e NON senza resistenze.

Le "resistenze", così definibili, non sono determinate solo dall'Era digitale in sé. Vi è qualcosa di più immanente e profondo. Non vi è solo l'incapacità di immaginare qualcosa di diverso da ciò che si è consolidato negli anni interiorizzandone ogni pratica. Vi è una concezione retrograda, moralisteggiante, ritardatamente artigianale del "fare scuola". Abbiamo già visto, in altre occasioni, quanto questo ritardo (spesso elevato a bandiera) abbia agito trasversalmente facendo danni enormi per oltre un trentennio.

Vi è un modo di essere e di fare che è cartaceo e che resiste nell'era digitale. Quindi abbiamo un modo di pensare che è rimasto cartaceo con tutte le sue ramificazioni che vanno dal modo di insegnare a quello di progettare, gestire, "programmare"... per non parlare del burocraticume.

Tutto ciò che si continua a fare nella scuola, a tutti i livelli, appartiene alla dimensione immaginativa del foglio di carta e ciò avviene anche nella pratica di utilizzo dello strumento digitale.
Qualsiasi elaborato persiste secondo un "formato" destinato alla stampa, quindi alla replica cartacea. Molte delle "segreterie digitali", degli "sportelli digitali", sono concepiti allo stesso modo. La 'firma digitale' stessa (che solo per ottenerla occorre una cartaceizzazione tremenda) non è ancora pienamente riconosciuta, figuriamoci altri generi di autocertificazione. La "modulistica digitale" non è altro che una replica fotografica del cartaceo, pensata al solo ed unico scopo di essere ristampata. Spesso occorrono più procedure assurde... un "modulo" viene fatto scaricare, magari sì a casa del salariato ed a spese dello stesso... per poi essere scannerizzato dopo esser stato compilato e firmato per essere poi rispedito... e magari anche ristampato dagli uffici di segreteria........ Se così non fosse il personale amministrativo stesso potrebbe cadere in preda a convulsioni come reazione alla troppa semplificazione....

Convulsioni in cui cadrebbero anche gli insegnanti tutti se d'incanto dovessero scomparire 'schede' e/o fotocopie, perché il modo in cui continua ad essere concepita la scuola attuale non può farne a meno. Tutte le campagne pseudo-ecologiche, le ricorrenze fini a sé stesse... pensate e concepite per essere noiose, non sono altro che un gigantesco monumento all'ipocrisia.

Provate ad immaginare tutto il cartaceume prodotto negli ultimi 20 anni per la fascicolaggine su scala nazionale, dei quiz delle sole "prove invalsi"... provateci soltanto... ed a quanto vasta sarebbe la superficie in termini di km quadrati per ricavarne la materia prima. Purtroppo non esistono statistiche su questo ma sarebbe comunque qualcosa di enorme. E... seppure si trattasse al 100% di carta riciclata (si può riciclare al massimo 7 volte... poi Cina, Africa, 'Terre dei Fuochi' o inceneritori) provate ad immaginare cosa ha implicato in termini di contaminazione chimica e di danno al territorio.

Qualcuno potrà replicare che la farloccheria invalsi si sta 'digitalizzando'... io gli rispondo che tale 'digitalizzazione' è FANTASMA, che riguarda solo una insipiente parte minoritaria dei test e che essendo ANCORA OGGI la stragrande maggioranza delle scuole del tutto prive di laboratori (a causa della cerebrolesione cartaceista) tale replica resta sempre e comunque "della Minchia" e tesa a difendere l'indifendibile.

Nel frattempo le nuove generazioni si formano, di fatto, al di fuori della scuola, con i nuovi media. Lo fanno per conto loro, col beneplacito ormai consolidato ed i-n-o-p-p-u-g-n-a-b-i-l-e delle famiglie. Ciò avviene senza alcun arricchimento da parte della scuola stessa (e se ciò avviene, quando avviene, è un fatto meramente accidentale o occasionale) senza alcuna mediazione se non quella del Mercato. Tutto ciò implica un modo diverso di concepire il testo, la lettura, l'interazione. Un 'anticartaceismo' di Fatto, maleducato, spesso insipiente ma... DOMINANTE.
Di fronte a tutto ciò... la Scuola... non riesce a fare altro che contrapporre la coercizione di un cartaceismo vintage, sempre più percepito come noioso e disincentivante, ritardato, fuori dal mondo. Come del resto... su tante altre cose da troppo tempo.


Maurizio Cattelan - Installazioni al Museo di Arte Contemporanea di Rivoli (TO), replicata a New York ed in occasione di ogni rassegna di rilevanza mondiale.

in Direzione OSTINATA e CONTRARIA: Massimo Greco - Gennaio 2019

 

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Recensioni-condivisioni esterne.


Evento con gli studenti del Liceo di Terralba. Versione sottotitolata in inglese.
Media e propaganda nucleare.


Evento con gli studenti del Liceo Linguistico di Lecce. Media e propaganda nucleare.



Progettazione scenografica per "Aspettando Godot", di Samuel Becket. La raccolta completa delle tavole di un percorso dell'Accademia Albertina di B.A. a Torino. La mostra riproposta in 3d, esplorabile sulla piattaforma Activeworlds.
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Fonti, Riferimenti e Suggerimenti diversamente bibliografici... per chi opera nel mondo della scuola:

I rischi di medicalizzazione (e "psicologizzazione") nella scuola.
Paradigma clinico-terapeutico o pedagogico?

di Alain Goussot

Siccome I siti compaiono... e soprattutto scompaiono.... il PDF è disponibile qui:

Video. Alain Goussot:
il rapporto tra scuola, genitori e bambini, la medicalizzazione forzata della scuola.

Sindrome da screaning
- Pensare Oltre

Di Luisa Piarulli - Pedagogista.

Troppo distratto?
Disturbo dell’attenzione!
Troppo movimentato?
Disturbo dell’iperattività.
Scrive male?
È disgrafico. E così via.

Gli insegnanti, ai quali si delegano sempre più compiti, responsabilità, richieste, incombenze burocratiche, in balìa di teorie cosiddette scientifiche, quasi assuefatti, sono diventati abili a leggere in termini di sintomi e patologie ogni comportamento degli alunni che non rispecchi i canoni imposti e le logiche dovute.
Secondo lo studioso Alain Goussot, scomparso recentemente e prematuramente, oggi prevale la scuola azienda costretta a scendere a patti con le logiche dei poteri forti per garantirsi finanziamenti a fronte di progetti edulcorati o che hanno poco a che fare con i sani criteri pedagogici, dove il Preside è Dirigente e promette la via dell’efficientismo tecnologico e l’istruzione tecnica, per creare cittadini al passo con i tempi. La didattica si trasforma in didatticismo, la pedagogia in pedagogismo, così da conformarsi a quegli aridi indicatori di oggettività attraverso griglie di valutazione, tabelle, obiettivi minimi da esplicitare nei PEI o nei PDP per gli alunni “diversi” o per meglio dire con un bisogno educativo speciale.

ATTENTI ALLA
MEDICALIZZAZIONE
E AGLI SCREENING


Di Alberto Ferrando - Pediatra.



RICORDATE CHE OGNI SCREENING HA DEI
FALSI POSITIVI: PERSONE NORMALI CON ESAME ALTERATO
FALSI NEGATIVI: PERSONA MALATA ED ESAME NORMALE
Ed è importante che siano impostati possibilmente nel pubblico o facenti parte di una rete accreditata e costruita con i pediatri curanti per affrontare il secondo e più importante passo: LA TERAPIA CON ASPETTI SULLA PERSONA, SULLA FAMIGLIA E SULLA ECONOMIA DELLA STESSA.

La SALUTE è il terzo mercato economico in Italia e molte cose hanno come obiettivi il guadagno di salute ma troppe altre di guadagno economico (a volte , ed è comprensibile, di entrambi).
Cosa sono??
Trovate una bella spiegazione qui:
http://istruzione.umbria.it/news2012
/dsa/materiali/morganti_finale.pdf

I rischi di medicalizzazione nella scuola
http://comune-info.net

C’è un’ossessione scientista che si aggira nella scuola: gli insegnanti leggono la realtà sempre più solo tramite la lente della diagnosi clinica. Si tratta di una conseguenza dell’individualismo competitivo sfrenato, dell’egocentrismo consumistico, della concezione svalorizzante della cultura umanistica considerata come inutile. Troppi insegnanti mettono così l’accento sui sintomi, le incapacità e i problemi e non vedono le potenzialità, le capacità e gli interessi dei loro alunni. La scuola ha bisogno di riappropriarsi della pedagogia, occorre tornare a educare, spiega l’ultimo numero di Educazione democratica, per sostituire lo sguardo diagnostico con quello pedagogico.

La medicalizzazione della pedagogia.
Di Martina Riccio, Ricercatrice, Università di Bologna



L'invenzione di una malattia.
In questo breve contributo Martina Riccio propone di riflettere sulla produzione sociale delle disabilità dell’apprendimento per mettere in luce come la crescente standardizzazione del sistema scolastico e delle sue pratiche valutative, unitamente alla medicalizzazione di chi “fuoriesce” da questo sistema, contribuiscano a riprodurre le disuguaglianze sociali esistenti. All’interno di questo contesto, è necessario interrogarsi sulla responsabilità sociale della scuola che sembra sempre più voler rinunciare al suo ruolo di promozione dell’equità di accesso alle risorse per trasformarsi in un sistema di produzione di abilità e capacità che siano “di successo” nel mercato del lavoro.

Siccome I siti compaiono... e soprattutto scompaiono.... il PDF è disponibile, ANCHE,  qui:

 

Senza camice. Insegnare dopo la medicalizzazione della scuola.
Di Emanuela Annaloro

L'invenzione di una malattia.
Questo saggio, in una versione leggermente più estesa, è uscito su «Educazione democratica», Anno V, numero 9, gennaio 2015. Il numero, curato da Alain Goussot, è un monografico dal titolo Oltre la medicalizzazione: tornare a educare.

 

Se la scuola diventa un ospedale
Di Enzo Pennetta, 2014

Da studenti a “malati”, quando i risultati scolastici finiscono dal medico.

La medicalizzazione dell’apprendimento scolastico affrontata in un articolo della dottoranda di ricerca Martina Riccio dell’Università di Bologna.

DSA, Palmieri: rischio medicalizzazione scuole. Pisa in un anno 530 richieste.
Legge 170 ha disseminato terrore e bugie

Di Eleonora Fortunato



Proprio a proposito della legge 170, lei l’ha definita legge ‘terrorista’, vuole spiegarci perché?
Chi ne ha tratto vantaggio?


“Terrorista perché è riuscita ad incutere terrore agli insegnanti, ai dirigenti, ai poveri genitori e ai bambini.
Tutti spaventati per ragioni diversamente simili. Chi è preoccupato di riempire tabelle, chi di aiutare i bambini anche attraverso diagnosi precoci (​l'idea ​è quell​a​ di fare il più presto possibile), chi vede precluso il proprio futuro, chi si sente dire che il proprio figlio non ha una malattia ma verrà comunque mandato al Centro di Neuropsichiatria infantile.
La Legge 170 ha disseminato bugie.

 

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