ITAGLIA'S GOT SLAVERY in HD

Mentre il popolo soprano batte le mani come i Freaks di Fritz Lang... diarroicando contro i presunti soprusi dell'euro e fracicando populismi contro gli immigrati o qualunque "straniero"... la feccia del mondo, quella che "guadagna"... e "fa impresa"... , capitalizza sempre di più e ringrazia l'Idiozia collettiva che fa tanto "popolo" e "nazi-one".


di
Massimo Greco

Marzo 2017

 

Devo dire che negli anni'80, periodo definito dallo sguatterume culturale di sinistra, come "Era del riflusso"... che poi nessuno è mai stato in grado di spiegare cosa potesse mai essere... vi erano già tutti i segnali della metastasi cognitiva di popolo. Questa degenerazione metastatica sarebbe poi proseguita nel corso degli anni '90 ed oggi ne possiamo apprezzare ruolo e funzione epocali.

La metastaticità era spettacolarmente evidente di fronte ad argomentazioni inerenti "il lavoro", la contrapposizione tra "pubblico" e "privato"... "bisogna privatizzare tutto"..., "pubblico brutto... privato bello"..... , ce lo chiede l'Europa...... "Meno Stato"... "In vista del '92"..........
Erano gli anni degli attacchi alla scala mobile, in nome della modernità..... e dove in nome della "modernità" una maggioranza di cerebrolesi, di razza, si genoflesse supermassivamente alla volontà di usurai, mafiosi e stragisti in nome del "lavoro" e del tricolorissimo "tengo famigghia". Il tutto equivaleva di fatto all'inizio di un'Era che avrebbe significato progressiva perdità di contrattualità e di tutte le tutele precedentemente ottenute. E così È stato.

Era tutto già percepible e non c'era neppure bisogno di regalargli pure il 2.0...... Era anche il periodo in cui non si percepiva (e non poteva essere altrimenti) differenza alcuna tra un venditore di pentole ed il conduttore di un TG... magari berlusconiano... anche perché spesso il conduttore della TV pubblica apparteneva a quel "pubblico = brutto"...

Abbiamo assistito anche ad una campagna ventennale di propaganda per la mortificazione del lavoro, di criminalizzazione del "posto fisso", di apologia del mercato. Non vi era lestofante microfonato che non si riempisse la bocca di "competitività" e "produttività" ed apologia dei tagli ("sprechi") per ottenere consensi. Tutti questi personaggi piacevano al pubblico dei Costanzo Show... o dei Sant'Oro. Fu così che i Brunetta divenirono "popolari".

Quando esistevano i treni.... ero solito muovermi con più frequenza tra nord e sud, raggiungevo l'amata Terronia nell'arco di una nottata.  Il Treno tra Torino e Lecce, mitico, era normalmente affollato... tanto che spesso occorreva fare tutta la tratta in corridoio. Ricordo una volta che, nel disagio del sovraffollamento, tra i borbottii e malesseri da corridoio mi ritrovai a chiacchierare con un terrone dalla fisiognomica contadina che inveiva contro le Ferrovie. "Bisogna privatizzarle !"... diarroicò... Provai a fare il "dialettico".... ovvero ad esplicitargli in maniera semplice e bambinevole di quale grande stronzata si stesse facendo sostenitore... ma niente. Era convinto. Oggi questo signore, già in avanzato stato di decomposizione allora, sarà certamente defunto, i vermi avranno assolto alla loro funzione storica già da tempo... ma mi sarebbe piaciuto, oggi, vedergli schiattare la bile di fronte allo status che tanto auspicava verso la fine del secolo scorso.

La metastasi filo aziendalista ha fatto il suo corso. Ha raggiunto tutti i centri nevralgici dell'individuo trasformandolo in "uomo-ditta", anche quando non ha nulla da "dittare"... ed infatti esso, l'individuo medio..., diviene oggi Cane da Guardia del Sistema, ovvero del Padrone. Dove ringhia ed abbaia bavosamente in difesa del Padrone... del suo "territorio" (del Padrone...) in cambio di una misera ciotola sempre più vacante e vacua e di una carezza come quella dell'imbroglio Mafioso degli 80 euro... o di qualche show per spappolati cerebrali alla TV. È il tipico processo di consenso mascherato da identitarismo. La politica dei bassi salari è poi divenuta basso moralismo ideologico, dove inzuppano il biscotto un po' tutti i Porci di ogni tipo e natura, tramite la mediaticità del ricatto occupazionale.
La macelleria sociale viene quindi spacciata per 'governabilità', "cultura del fare" e magari perfino "onestà"... A tale degenerazione si accompagna ovviamente anche l'aspetto "educativo", "formativo" in termini di "Istruzione"... dove, riformisticamente, essendo il "sapere" qualcosa che non si mangia... si contrappone ed impone la deicità della "competenza"... che corrisponde al "fare", agire, obbedire..., quindi eseguire..., naturalmente senza ragionare.

In questo quadro NON deve certo sorprendere il razzismo omertoso delle popolazioni che vivono in prossimità dei ghetti dei braccianti "clandestini", della moltitudine incontrollabile di schiavi che lavora nei campi della produttività made in itagly di olio, vino, agrumi e qualsiasi prodotto rivendicabile in nome del becerume tricolore e che rappresentano nei numeri e nella totalità dei fatti la "ricchezza" agricola di certo produttume "NAZIonale". Quelle popolazioni "di popolo".... vivono anch'esse di schiavismo. Ne traggono i loro usurai benefici. Se accadesse una guerra civile secessionista in Europa... come avvenne negli USA ai tempi di Lincoln... questa massa di farabutti si schiererebbe a fianco degli schiavisti in nome della "sovranità NAZIonale" e contro l'interferenza dell'Unione. Esattamente come nel conflitto che contrappose stati confederati ed unionisti in America. Stessi caporali stessa FECCIA. Stesso razzismo. Stesso Populismo.

L'insipienza patriottico nazionalitaria, razzista, a servizio di protezionismi e malaffare cravattaro, serve ad occultare lo schiavismo generalizzato che va ormai dalle aree industrializzate a quelle rurali. Dove l'istituzionalizzazione della macelleria sociale opera solo, soltanto ed esclusivamente a servizio di sfruttatori e farabutti. Dove l'emancipazione dei salariati è vista come un nemico da combattere. Finché durerà. Stanno vincendo loro.


Oria (BR) - Monumento alle vittime del "caporalato". Quasi al confine tra Lecce, Taranto e Brindisi: la "Porta del Salento". Il monumento ricorda la vicenda del furgoncino che il 27 agosto del '93 si schiantò contro un palo dopo una giornata di lavoro per 23mila lire. Nel furgoncino che trasportava le braccianti del posto verso il metapontino vi erano stipate 18 donne, la metà minorenni. Il pulmino poteva contenere 9 persone.

Stando ad un'inchiesta del settimanale l'Espresso, le agroimprese e la gestione del mercato della braccia, insieme, muovono un’economia sommersa con un volume d’affari tra i 14 e i 17 miliardi di euro. Le cifre, che potrebbero anche passare per ottimistiche al ribasso, sono pari a quelle di una super manovra finanziaria di uno Stato del G7.
Secondo un rapporto del 2016 realizzato dall’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil,
nelle campagne ci sono soprattutto i lavoratori "stagionali" stranieri (che bella fraseologia corrotta!). Perché lo sfruttamento viaggia di pari passo con il fenomeno della tratta degli esseri umani. Ma ci sono anche i braccianti italiani che lavorano per due euro all’ora. Ne emerge un quadro tuttosommato approfondito sulla condizione di braccianti e raccoglitori, delle variegate forme di illegalità e infiltrazione mafiosa nell’intera filiera, dove, va assolutamente sottolineato e ricordato che, produttivisticamente, non è costituità più, solo, da "imprenditori" d.o.c. ma anche e soprattutto da ex contadini arricchiti divenuti essi stessi "imprenditori", anche d'assalto. E che se NON peggio non hanno, per loro natura, quanto storicamente, nulla di diverso dai vampiri che sfruttavano i loro padri.



Ieri come oggi. Oggi come ieri.
Durante un colloquio di lavoro, in qualsiasi settore e mediamente nelle piccolissime, piccole e medie imprese, viene illustrato quasi tutto. Quasi tutto. In ogni settore. In ogni settore. In ogni settore. Viene richiesto di sapere se si è disposti a lavorare di Sabato e Domenica. Se si è disposti a rinunciare alle festività e alle ferie... Impudentemente viene chiesto perfino se si ha famiglia (tanto per chiarire... e qui a seconda dei casi può essere utile in termini di sudditanza e ricattabilità oppure per tagliarla lì ed evitare problemi...), alle donne viene chiesto se sono incinte o se hanno in "programma" di far figli.... se ci si ammala di frequente o se si hanno parenti ammalati. Una cosa che non viene MAI affrontata è quanto si sarà pagati. Sotto quale regime contrattuale, come e quando. È una costante. Divenuta prassi. Sistemica. Guai ad affrontare l'argomento. Nel vademecum di ogni selezionatore delle "risorse umane" il soggetto che manifesta l'esigenza di conoscere l'aspetto salariale va subito marcato come potenzialmente ostile.
E questo trend consolidato non è più, ormai, solo prerogativa del settore privato cosiddetto: è divenuto prassi generalizzata anche in tutti i settori del precariato che interessano la pubblica amministrazione. Anche nella scuola, chiunque venga investito da nomine o incarichi "aggiuntivi", l'aspetto della retribuzione è un tabù. Per il Dirigente "sceriffo" medio diviene il primo segnale di insubordinazione a cui occorre provvedere con un mobbing organizzato.

L'Export del sopruso e della prevaricazione è "tradizione".

Vi è infatti la nomea di "italiani brava gente", che tra l'altro... non ci sarebbe proprio nulla di cui meravigliarsi, ma proprio nulla, se un bellissimo giorno si dovesse ammettere che tale "etichetta"... o "nomea" gli italiani se la sono affiabbiata da soli. Non ho mai sentito un solo 'straniero' dire una simile cretinata. L'ho sentita ripetere fino alla nausea e scrivere, sempre, solo, soltanto ed esclusivamente da italiani. Cinema nazional populista incluso. E credo che sia una cosa da generalizzare senza vigliacche remore.

Con "Italiani brava gente" Angelo Del Boca ripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di "libro nero" degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalle stragi compiute durante la cosiddetta "guerra al brigantaggio" alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacri compiuti in Cina nella campagna contro i boxer alle deportazioni e agli eccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italiani lasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidio del popolo cirenaico fino alla macelleria delle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani in nome del suprematismo razziale del tricolore.

Del resto la macchia italiana resterà alla Storia per sempre per le leggi razziali del 1938. E non ci sarà piagnisteo bufalaro sulle foibe che riuscirà a cancellare il torto fatto all'umanità TUTTA in giro per il mondo.

Altre documentazioni le si trovano tra le inchieste di History Channel, la BBC, spesso per pudore diffuse tardissimo in Italia dai media ufficiali. Fra queste "Fascist Legacy" ricostruisce impietosamente il ruolo degli italiani e delle loro scorribande "sovrane" in Africa e nei Balcani.

Vista, quindi, questa immonda tradizione per altro addirittura "identitaria"... del colonialismo tricolore non viene da sorprendersi se la brutalità si manifesta oggi nella forma dell'importazione dello schiavismo, dal momento che le multinazionali italiane all'estero operano di più a livello finanziario e con una più intelligente gestione dello sfruttamento della mano d'opera, delegata più alla funzionalità della delocalizzazione ed ai governi sottosviluppati, perciò corrotti, localmente.

E perfino a mezzo secolo da una guerra persa miseramente, dopo aver tentato l'assalto al cielo... in nome di "valori" o "pretese" da sgorbi della specie... abbiamo una significativa fetta di perdenti che ancora pretendono di "tener alta la memoria" di un passato vergognoso pur di difendere un vecchio ordine sociale che meriterebbe invece l'estinzione assistita.

Il "Mausoleo" al Gerarca Macellaio Fascista Rodolfo Graziani, erezionato nel 2012 dall'Amministrazione Comunale di Affile a circa 80 km da Roma.

La cosa più atroce è che si parla di "caporalato" da ormai ere geologiche... lo si depreca nei salotti che accolgono la feccia del mondo a moralisteggiare nei talk show... ma non si è mai visto finire a marcire in galera gli imprenditori del caporalato, gli account manager del caporalato, i brockers del caporalato, i commercialisti del caporalato, le partite iva del caporalato, i forconi di filiera del caporalato e neppure i caporali stessi. Ed abbiamo perfino numerosi 'opinionisti' della democrazia che si rifiutano di paragonarlo allo schiavismo bello e buono con arzigogolerie 'dialettico'-"giuridiche".



Non solo nell'agricoltura del "Made in Italy"....

Nei comparti del turismo come del commercio, dalla ristorazione all'alberghiero, dal facchinaggio ai tuttofare dei supermercati, dall'apprendistato dell'indotto auto.... di OGNI officina al tritacarne dell'edilizia fino alle "coop"-TUTTE:

L'inferno risponde solo, soltanto ed esclusivamente alle logiche dell'Usura (quella vera), dei maltrattamenti e della paga ZERO. Negli ultimi anni è tornato di moda NON parlare dei morti sul lavoro. Inizialmente si era provato a negarne l'incremento grazie all'uso delle statistiche all'itagliana:
Diminuisce il numero degli "occupati".... diciamo "regolarizzati" ("grazie alla crisi" e balle varie...) ed ovviamente si riduce (seppur stiticamente) il numero degli incidenti noti("regolarizzati"). Quando poi questa favola, sempre e comunque democraticistica, non reggeva più... hanno preferito calare un sipario di silenzio.

Queste sono le costanti, il marchio d.o.c. ed il "patrimonio" nazional-identitario che vede inesorabilmente UNITI all'interno delle organizzazioni UFFICIALI di "chi fa impresa", malfattori, ladri, stragisti e sedicenti "imprenditori onesti". Il che la dice lunga. Altro che dare la colpa all'euro...

Nella capitale circa cinquemila persone al giorno lavorano nel settore edile sotto caporalato. Muratori e manovali prelevati ogni mattina nei 'mercati delle braccia'. Senza controlli delle forze dell'ordine e senza denunce agli imprenditori che li sfruttano.

Non solo a Roma, naturalmente. Nei cantieri edili si lavora a TRE euro l'ora per rischiare la vita. Così come si rischia la vita nell'indotto di un'infinità di Terre dei Fuochi.

Quindi. Assodato che lo schiavismo appartiene non solo alla "tradizione" italiana, ma anche alla sua cultura identitaria della "produttività" non resta che rimarcare che TANTO è brutta la povertà di memoria QUANTO è squallido IL rendersene complici.

 

in Direzione OSTINATA e CONTRARIA: Massimo Greco - Marzo 2017

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Modern-Day Slavery? In Italy, the Government and Mafia Seek to Exploit African Migrant Labor.
[Atlanta Black Star January 25, 2017]



Under a proposal introduced by Marco Minniti, Italy’s Interior Minister, thousands of Black migrants will be required to engage in “socially useful” work as their asylum claims are processed, The Times reported. The plan also would expedite the expulsions of economic migrants.

Last year, a record 181,000 migrants arrived in Italy via the Mediterranean Sea, and between January and October of last year, nearly 100,000 Black people, mostly from sub-Saharan Africa, applied for asylum. They live in crowded migrant centers and are allowed to work while they wait for their applications to process, typically for pennies in the fields. Italy has attracted migrants from all over, Eastern Europeans as well, due to the agriculture industry and the conditions they face at home. For Africans, Southern Italy has been a popular destination due to its proximity to the North African coast..



Sequins to sex slavery: How Italy smashes dreams of Nigeria’s trafficked women

[Industan Times - Nov. 2016]



Nigerian females have been landing in Italy in significant numbers since the 1980s, lured by the promise of jobs only to find themselves with colossal debts to the traffickers who got them here.

The trade has exploded in recent years. According to IOM figures, 433 Nigerian women arrived in 2013, 1,454 in 2014, 5,653 last year and 7,768 in the first nine months of 2016.
“They arrive here full of hope, confident they are headed for a better future,” an aid worker says.

“Unfortunately our duty is to smash their dream.”

That involves explaining that the future envisaged for these young women involves long hours perched on the edge of out-the-way roads, servicing 10 to 20 clients a day for less than 20 euros (dollars) a time with no guarantee that some of the punters will not be violent.

Trafficking 'affects 70,000 women, 150,000 men in Italy'.
[ANSAmed Feb. 2017]


Italian Caritas said on the eve of the International Day of Prayer and Awareness Against Human Trafficking that between 50,000 to 70,000 women in Italy are forced into prostitution and 150,000 men - the majority of whom are young migrants - are exploited in forced labour.

Caritas said Italy has always been a natural access corridor into Europe for men, women and children from the African continent and elsewhere seeking a dream of peace and dignity.


Modern-day slaves in Italy’s tomato fields.
[Gulf News] April 2016

African immigrants sit in a shack in a makeshift camp in the countryside near the village of Rignano Garganico. Rights groups have raised concerns about the increased exploitation of migrant workers in Italy’s agriculture sector.
Baah, a tall, broad-shouldered Ghanaian man, stares through a grimy window, his face a study of disappointment as he watches a chill wind cast ripples over fields of corn in southern Italy.
The countryside of Puglia, the region that spans the south-eastern tip of the Italian peninsula, is best known for its vast groves of olive trees, vineyards bounded by postcard-perfect dry-stone walls, and emerald and turquoise beaches.
Further inland, however, on the remote plains at the feet of the Gargano hills lies an ugly, secret and often violent world, one that 24-year-old Baah and hundreds of thousands of stateless migrants like him never imagined could exist in modern Europe.
Investigations by Italian labour unions who are demanding change have revealed that a vast army of vulnerable, often stateless North African and Eastern European migrants used to pick tomato crops are controlled by illegal work-gang masters and held in slave-like conditions in rural ghettos....

[Continue]

Domestic Slavery in Renaissance Italy
[Sally McKee is in the Department of History, University of California, Davis]

It is unlikely that additional quantifiable data found in Italian archives will alter significantly the conclusions reached by twentieth-century economic historians about slavery in Italy during the Middle Ages and the Renaissance. Historians of slavery must now ask new questions of old sources and new ones that continue to surface. As this study shows, the ways merchants in Italy differentiated along ethnic and religious lines among the slaves they dealt in sheds light more on how the people of Italy made distinctions among themselves than on the origins and religion of their captives.

Stepping Over the
Dead on a Migrant Boat

What a photographer saw when a rescue
vessel went into action off the Libyan coast.

[The New York Times - Oct. 2016]

The wooden vessel’s cargo hold contained two-thirds of the roughly 1,000 people found aboard, Ms. Lanuza said, calling the conditions “just like a slavery boat — the same.”

African Immigrants in Italy: Slave Labor for the Mafia...
[Historical article by Time Magazine on slavery in Italy - Jan 2010]

Xenophobes in homogenous European countries often complain that immigrants will erase their most precious cultural norms. The race riots in southern Italy last weekend may be one indicator that change is inevitable, as African immigrants who don't live by the country's infamous omertà code of silence violently protested against the powerful Mafia clans that control their lives, says Roberto Saviano, author of Gomorrah, an anti-Mob book that earned him both critical praise and a 24-hour police guard. Saviano — who reported from within the Camorra, Italy's biggest Mafia clan with a global reach into fashion, real estate, waste disposal and drugs — says the rioters are among the hundreds of thousands of immigrants caught up in a brutal cheap-labor system the Mafia runs for legitimate businesses from Milan to Naples.

The riots in Rosarno, which reportedly began after three Italian teenagers fired air rifles at two African immigrants, unsettled a nation that prides itself on its bella figura — the beautiful image. About 2,500 migrants live in the Rosarno valley in the southern Calabria region, moving with the seasonal agricultural jobs. Many have political asylum or are otherwise legally in Italy, but legal or not, the migrants are managed by a Mafia-run employment system, the caporalato, that operates like a 21st century chain gang. Saviano says that those who object to low wages or poor working conditions are simply eliminated — and not just by a pink slip. "It's a military system," Saviano tells TIME in Rome as one of the plainclothes cops guarding him stands nearby. "The farm and factory owners employ the Mafia caporali to bring the workers. The immigrants wait on the roads, the caporali pick them up and take them to the work. If they complain, they get killed."

[Source: read more here]

[ENGLISH VERSION]

Fascist Legacy is a 1989 BBC documentary TV miniseries about Italian war crimes during World War II.

Italian public television RAI bought a copy of the film but for years it was never shown to an Italian audience because it would have challenged the prevailing view, which focused on the role of the Italian partisans fighting the Germans, and, while pointing at the Foibe massacres, not knowing or refusing to acknowledge Italian war crimes against ethnic Slovene civil population, a view that largely survives to this day, unlike in France where the memory of the French Resistance and that of Vichy France are both known to the public.

After in the 1950s two Italian film-makers were jailed for depicting the Italian invasion of Greece, the Italian public and media were forced into the repression of collective memory, which led to historical amnesia and eventually to historical revisionism.

In 2004 only the Italian private channel La7 has shown large excerpts of "Fascist Legacy". Showings of the documentary were also organized in Italy by groups with an anti-fascist orientation and members of the Slovene minority in Italy.

If Italian officers were prosecuted by the (British controlled) court at all, they were accused only of the death of the British prisoners of war, but not of the death of the civil population in occupied territories. It was on 9 September 1943, the day of Allies' invasion of the Italian mainland, when anti-fascist Nicola Bellomo then commander of the XII MVSN Zone, formed a makeshift Italian force and counterattacked Germans that tried to occupy the port of Bari. In this successful defence action, general Nicola Bellomo was wounded. As an anti-fascist, general Bellomo may have been considered a threat to the Badoglio government. Nicola Bellomo, as a gesture of military honour, preferred not to escape from the prison when the door was intentionally left open, after he was sentenced to death.

Non-prosecution of Italian war criminals.
Yugoslavia, Greece and Ethiopia requested extradition of 1,200 Italian war criminals who were however never prosecuted because the British and American governments with the beginning of cold war saw in Pietro Badoglio a guarantee of an anti-communist post-war Italy.

[Wikipedia source]

Italian Fascist War Crimes in Ethiopia:
A History of Their Discussion, from the League of Nations to the United Nations (1936–1949)

[Richard Pankhurst, Addis Ababa University - 1999 Northeast African Studies]

The 1935–36 Italian fascist invasion and subsequent occupation of Ethiopia were accompanied by numerous atrocities: the use of mustard gas, the bombing of Red Cross hospitals and ambulances, the execution of captured prisoners without trial, the Graziani massacre, the killings at Däbrä Libanos monastery, and the shooting of “witch-doctors” accused of prophesying the end of fascist rule. These acts are historically interesting, not only in themselves, but also in that they were brought to the international community’s attention on two separate occasions: to the League of Nations, when they were committed, and later, to the United Nations. Fascist atrocities, though widely condemned by individuals and organizations, passed officially unnoticed by the League of Nations and were the subject of judicial consideration only after Italy’s entry into the European World War in 1940. The question of these crimes was then reopened, in the newly established UN War Crimes Commission. Though based on power politics and political opportunism, the founding of this body reflected a shift in international thinking and re-shaping of international law.

The present article, which throws incidental light on changing international attitudes to Ethiopia, attempts to trace the tortuous history of these war-crimes discussions, and to examine why the efforts of the Ethiopian government to have war-criminals tried were less successful than those of other Allies.

The League of Nations: Initial Reports:
The Ethiopian Minister of Foreign Affairs supplied the League of Nations with irrefutable information on Fascist war crimes, including the use of poison gas and the bombing of Red Cross hospitals and ambulances, from within a few hours of the Italian invasion on 3 October 1935 to 10 April of the following year. Further charges were made by Emperor Haylä Sellasé, to the League’s General Assembly on 30 June. Later, on 17 March 1937, he requested the League’s Secretary-General to appoint an Inquiry Commission to investigate crimes committed in Ethiopia. Such appeals made a deep public impression, but the League took no official action on the matter.

[Read More on the source here]

Italian tomatoes the product of migrant ‘slave labour’.
[The Australian - Jan. 2016]

“They say there is work in Italy. I came to work, to make a better life. But in Italy people suffer, they work and they work and they do not get paid,” says Baah.

Between the provincial capital, Bari, the town of Foggia and the foothills, large ghettos blot the landscape like cancers, places so dire, so grim, so dirty that when viewed in the context of Puglia’s lyrical countryside, it is difficult not to blink and blink again in an effort to banish it as you would a nightmare.
[
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